giovedì 24 luglio 2008

Il varco - 7

Quella notte, mi scosse dal sonno più di una volta, per chiedermi di prestarmi ancora allo scambio. Lo avrei fatto comunque, e cercai di rassicurarla. La mattina dopo, all’alzabandiera, era già in piedi, pervasa da un’allegria febbrile, che nessuno capì. Ci precipitammo in spiaggia subito dopo i compiti, e lì trovai già il ragazzino della colonia, accanto al recinto.
«Ce ne hai messo di tempo» mi disse soltanto.
«Ho dovuto fare i compiti delle vacanze».
«Bravo. Adesso dammi i tuoi slip». E già si calava i suoi.
Corsi ancora dietro ai fischietti, partecipai a strani giochi di cui non capivo nulla, ballai quadriglie, finsi di cantare inni patriottici. Alla fine, assetato, mi avviai al punto di ritrovo, convinto di essere in ritardo; ma qui dovetti aspettare un’altra mezz’ora, nascosto.
Finalmente il ragazzino arrivò, ma evitava il mio sguardo, e per spogliarsi pretese che mi voltassi.
«Come si chiama tua sorella?» mi chiese. Glielo dissi. «Cercherò di ricordarmelo» borbottò, e raggiunse i suoi compagni.
Mia sorella mi aspettava sotto l’ombrellone, accanto a mia madre. Se parli ti uccido, mi disse muovendo solo le labbra. Mi sembrò spiritata, tutta pupille, come se fosse corsa lì dopo aver fatto chissà cosa chissà dove. E mi allungò un pizzicotto feroce, nell’ordinarmi a sillabe di prestarmi l’indomani a un altro scambio.
Mia madre invece sorrideva beata. «Che sagoma che sei» mi diceva. «Cos’è che hai detto prima, che mi ha fatto tanto ridere?».
cm