Quella notte, mi scosse dal sonno più di una volta, per chiedermi di prestarmi ancora allo scambio. Lo avrei fatto comunque, e cercai di rassicurarla. La mattina dopo, all’alzabandiera, era già in piedi, pervasa da un’allegria febbrile, che nessuno capì. Ci precipitammo in spiaggia subito dopo i compiti, e lì trovai già il ragazzino della colonia, accanto al recinto.
«Ce ne hai messo di tempo» mi disse soltanto.
«Ho dovuto fare i compiti delle vacanze».
«Bravo. Adesso dammi i tuoi slip». E già si calava i suoi.
Corsi ancora dietro ai fischietti, partecipai a strani giochi di cui non capivo nulla, ballai quadriglie, finsi di cantare inni patriottici. Alla fine, assetato, mi avviai al punto di ritrovo, convinto di essere in ritardo; ma qui dovetti aspettare un’altra mezz’ora, nascosto.
Finalmente il ragazzino arrivò, ma evitava il mio sguardo, e per spogliarsi pretese che mi voltassi.
«Come si chiama tua sorella?» mi chiese. Glielo dissi. «Cercherò di ricordarmelo» borbottò, e raggiunse i suoi compagni.
Mia sorella mi aspettava sotto l’ombrellone, accanto a mia madre. Se parli ti uccido, mi disse muovendo solo le labbra. Mi sembrò spiritata, tutta pupille, come se fosse corsa lì dopo aver fatto chissà cosa chissà dove. E mi allungò un pizzicotto feroce, nell’ordinarmi a sillabe di prestarmi l’indomani a un altro scambio.
Mia madre invece sorrideva beata. «Che sagoma che sei» mi diceva. «Cos’è che hai detto prima, che mi ha fatto tanto ridere?».
«Ce ne hai messo di tempo» mi disse soltanto.
«Ho dovuto fare i compiti delle vacanze».
«Bravo. Adesso dammi i tuoi slip». E già si calava i suoi.
Corsi ancora dietro ai fischietti, partecipai a strani giochi di cui non capivo nulla, ballai quadriglie, finsi di cantare inni patriottici. Alla fine, assetato, mi avviai al punto di ritrovo, convinto di essere in ritardo; ma qui dovetti aspettare un’altra mezz’ora, nascosto.
Finalmente il ragazzino arrivò, ma evitava il mio sguardo, e per spogliarsi pretese che mi voltassi.
«Come si chiama tua sorella?» mi chiese. Glielo dissi. «Cercherò di ricordarmelo» borbottò, e raggiunse i suoi compagni.
Mia sorella mi aspettava sotto l’ombrellone, accanto a mia madre. Se parli ti uccido, mi disse muovendo solo le labbra. Mi sembrò spiritata, tutta pupille, come se fosse corsa lì dopo aver fatto chissà cosa chissà dove. E mi allungò un pizzicotto feroce, nell’ordinarmi a sillabe di prestarmi l’indomani a un altro scambio.
Mia madre invece sorrideva beata. «Che sagoma che sei» mi diceva. «Cos’è che hai detto prima, che mi ha fatto tanto ridere?».
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