domenica 27 luglio 2008

Il rovescio -7

Ci ricordavamo di voci provenienti dalla stanza di nostro zio in fondo al corridoio.
Quando nostro zio non c'era, la stanza in fondo al corridoio era chiusa a chiave. Quando c'era, la stanza era come se fosse sempre chiusa a chiave perché non potevamo entrare se non invitati.
C’erano altre quattro stanze. Ci muovevamo continuamente, andavamo da una stanza all’altra.
Ci ricordavamo di essere nati nel corridoio, e di averci strisciato, giocato, di averci camminato e mangiato, ed era perché passavamo più tempo in transito che fermi nelle stanze. Non ci piaceva stare in una stanza per più di cinque minuti. Non ci piaceva avere quattro stanze e non usarle.
C'erano anche un bagno e una cucina: ci andavamo solo a prendere cose. Marmellata, pettini, sale, calzini.
Mio fratello si ricordava che eravamo cresciuti in fretta. Diceva che dopo un anno di vita parlavamo, e che io disegnavo giocatori di tennis con frasi prese dalle telecronache la domenica pomeriggio.
Invece io mi ricordavo che non avevamo parlato per anni, e che quando nostro zio ci aveva preso a vivere con sè, aveva cominciato a dirci dei nostri genitori e ci aveva aiutato a farci uscire parole. Ci obbligava a dire cose sui nostri genitori di cui non ci ricordavamo ma delle quali, dette, ripetute, sperava ci saremmo ricordati un giorno.
Una volta mi aveva chiamato nella sua stanza e mi aveva mostrato una polaroid con un uomo seduto su una slitta, due bambini in braccio. La foto era bianca, come se la neve fosse entrata nell'obbiettivo e l’avesse accecato.
Mi aveva preso l’indice fra le dita e l'aveva puntato sull'uomo e detto che era papà e poi sui due bambini e detto che eravamo io e mio fratello.
Mio fratello diceva che eravamo nati lo stesso anno, ma non eravamo gemelli per fortuna. Odiavamo dei gemelli che dovevano vestirsi uguali. Nostra madre aveva fatto me e poi dopo cinque mesi aveva fatto lui. Mio fratello si ricordava che prima di nascere io piangevo perché avevo saputo che era un bambino e invece volevo una sorella.

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