Seduti al sole parlavamo della nostra nascita.
Se avessimo avuto da bere avremmo solo bevuto e infilato le dita nelle corde. Avremmo sputato come vedevamo in TV, ma la saliva ci serviva tutta. Invece cercavamo di ricordarci come erano andate le cose dall’inizio a oggi. Non era facile perché a malapena ci ricordavamo della partita del giorno prima.
Sapevamo che c’erano partite di tennis finché ci ricordavamo, una dopo l’altra, e che ce ne sarebbero sempre state, come un corridoio.
Ci ricordavamo i baffi di nostro zio chino su di noi, e che li volevamo prendere fra le dita e lisciare. Mio fratello a volte diceva ti ricordi la mamma con i baffi e io ridevo. Si sbagliava sempre sui baffi, sempre.
Ci ricordavamo i baffi di nostro zio chino su di noi, e che li volevamo prendere fra le dita e lisciare. Mio fratello a volte diceva ti ricordi la mamma con i baffi e io ridevo. Si sbagliava sempre sui baffi, sempre.
Poi ci ricordavamo che io ero più vecchio e che non potevamo ricordarci i baffi perché nostro zio non c’era ancora. Secondo me non potevano essere i baffi di papà, non ne aveva. Mio fratello diceva non mi ricordo se papà e mamma erano lì quando siamo nati. Dicevo ma se sono morti prima che noi nascessimo. Mio fratello diceva hai ragione. Sui baffi faceva fatica a darmi ragione, perché gli scappava involontariamente di vederli ovunque, ma sui nostri genitori riconosceva che ne sapevo di più.
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